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CasaeAssociati - IL RUOLO DELL'ESPERTO NELLA COMPOSIZIONE NEGOZIATA. Longa manus del giudice o ausiliario dell'impresa in crisi?



L’esperto deve prima verificare l’effettività e la concretezza delle prospettive di risanamento e poi elaborare ed esplicitare le strategie di intervento intraprendendo le trattative, poiché solo le imprese concretamente risanabili possono accedere allo strumento della composizione negoziata.

Il Tribunale di Firenze ha espresso tale principio con un’ordinanza dello scorso settembre, all’esito di un procedimento di reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c. introdotto al fine di ottenere la riforma della precedente ordinanza, con cui erano state revocate le misure protettive concesse all’impresa nell’alveo della composizione negoziata della crisi.

Nel caso esaminato dai giudici fiorentini, ove lo studio assisteva uno dei creditori, la Società debitrice aveva chiesto di accedere alla composizione negoziata della crisi, domandando anche la concessione di misure protettive. Quindi, con successivo ricorso presentato avanti al Tribunale, aveva chiesto la conferma di queste ultime. Nel contesto del procedimento così introdotto, l’esperto nominato rendeva tuttavia il proprio parere negativo in merito alla conferma delle misure, alla luce dello stato d’insolvenza della debitrice ormai insanabile.

Il Tribunale, quindi, revocava le misure protettive, non ritenendo ragionevolmente perseguibile il risanamento dell’impresa e, di conseguenza, valutando le misure richieste dalla Società come non funzionali alle trattative, essendo invero impossibile la soluzione della crisi. Al fine di giustificare la valutata non perseguibilità del risanamento il Giudice faceva leva su quelle che erano state le considerazioni tecniche dell’esperto, il quale aveva ritenuto del tutto inattendibile la ricostruzione dei ricavi e dei costi operata dalla società, resa in contrasto con i propri trend storici. Ciò, unitamente alla mancanza di dettaglio delle iniziative di carattere industriale, alle incertezze circa concessione di nuova finanza, all’assenza di un’ipotesi in ordine a dove trasferire la sede dell’impresa ed ai seri dubbi in merito alla possibilità che i creditori ipotecari potessero accogliere la formulata proposta di stralcio del credito, induceva l’esperto a fornire il proprio parere negativo con riferimento alla funzionalità delle misure protettive ai fini del risanamento. Quindi, come detto, tale prospettiva era condivisa anche dal Giudice di prima istanza con l’ordinanza del 28 luglio 2022.

La Società, che si era così vista revocare le misure protettive richieste, presentava perciò reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c., contestando principalmente l’attività indagatoria svolta dall’esperto, il quale si sarebbe atteggiato quale longa manus del Giudice anziché quale ausiliario dell’impresa da risanare. Tuttavia, il Collegio con l’ordinanza del 14 settembre 2022, ponendo in evidenza il tenore letterale dell’art. 2 d.l. 118/2021 oggi trasfuso nell’art. 12 CCII, nonché il contenuto della relazione illustrativa, sottolineava correttamente che il ruolo di agevolatore delle trattative demandato all’esperto - soggetto terzo, professionale, riservato, imparziale e indipendente - risulta comunque subordinato ad una preliminare valutazione di astratta perseguibilità del risanamento. Tale analisi dell’esperto, peraltro, dev’essere resa possibile dalla documentazione fornita dall’imprenditore, nonché dai dati che da quest’ultimo devono essere messi a disposizione in modo chiaro e trasparente.

All’esito, può quindi concludersi che, nell’ambito della composizione negoziata e secondo l’ineccepibile prospettiva condivisa anche dal Tribunale di Firenze, l’esperto deve coadiuvare l’impresa in crisi ed i suoi creditori nella determinazione del quomodo del risanamento, ma resta impregiudicata una preliminare valutazione in ordine alla sua perseguibilità. Non casualmente, dopotutto, l’art. 17 CCII individua anche l’assenza di concrete prospettive di risanamento quale causa di archiviazione dell’istanza di composizione negoziata. Il Tribunale fiorentino si è così allineato all’orientamento già consolidatosi in questo primo anno di vigenza della normativa (ex multis Trib. Viterbo 14 febbraio 2022; Trib. Milano 15 maggio 2022). Infatti, nell’ambito della composizione negoziata, la figura dell’esperto non risulta né assimilabile a quella di un commissario giudiziale, né a quella di ausiliario dell’impresa, ma rappresenta piuttosto una figura terza, indipendente e professionale, istituita al fine di assicurare la più corretta prosecuzione delle trattative, tanto nell’interesse dell’impresa in crisi, quanto dei suoi creditori.

In ultima analisi, la pronuncia del Tribunale di Firenze merita attenzione anche sotto due ulteriori profili. Da un lato, nella misura in cui chiarisce che alcun valore utile ad orientare la decisione può essere attribuito all’autocertificazione resa dall’imprenditore che attesti la perseguibilità del risanamento. Dall’altro lato, ove - in linea astratta - indica la possibilità di sospendere, per il tramite delle misure protettive, la procedura di liberazione dell’immobile del debitore reso oggetto di procedura esecutiva, nonostante la già avvenuta aggiudicazione o assegnazione del bene.

 

Avv. Michele Pezzato – avvpezzato@casaeassociati.it

 

 

 

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