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CasaeAssociati - CONTRATTO AUTONOMO DI GARANZIA: SFUGGE ALL’ACCERTAMENTO DELLA BANCA D’ITALIA



Il contratto autonomo di garanzia non appartiene alla tipologia negoziale investita dell’accertamento dell’autorità di vigilanza e, per tale ragione, il provvedimento della Banca d’Italia n. 55/2005 non può fungere da prova privilegiata.

Il Tribunale di Milano, Sezione specializzata in materia di impresa, con la sentenza n. 4568/2022 del 24.05.2022, è tornato a decidere in merito alla nullità di un contratto di fideiussione del 2003 per dedotta contrarietà alla legge n. 287/1990, in un caso patrocinato dallo Studio.

Il Tribunale ha innanzitutto premesso che, al fine di valutare la validità ed efficacia delle clausole impugnate e contenute in un contratto di fideiussione, il punto dirimente non attiene tanto alla “diffusione di un modulo ABI da cui non fossero state espunte le nominate clausole, quanto [al]la coincidenza delle convenute condizioni contrattuali, di cui qui si dibatte, col testo di uno schema contrattuale che potesse ritenersi espressivo della vietata intesa restrittiva” (Cass. n. 13846 del 2019 cit.); inoltre, l’illiceità derivata dalle intese anticoncorrenziali ‘a monte’ deve essere affermata a patto che il contenuto delle stesse sia effettivamente trasposto nelle singole clausole dei contratti ‘a valle’, dovendosi pur sempre scongiurare l’utilizzo disinvolto del sillogismo secondo cui l’accertamento dell’intesa illecita comporterebbe in via automatica la nullità dei negozi conclusi tra le imprese aderenti al cartello e i singoli soggetti ad esso estranei.

Per questo motivo, dopo un attento esame del contratto di garanzia oggetto di causa, il Collegio ha ritenuto che il provvedimento n. 55 del 2005 della Banca d’Italia non costituisse idonea prova “privilegiata” dell’esistenza dell’intesa restrittiva della concorrenza invocata a fondamento della dedotta invalidità dell’atto negoziale.

Infatti, ha ritenuto che quello impugnato, al di là del nomen iuris, non fosse propriamente un contratto di fideiussione omnibus – e non appartenesse perciò alla tipologia negoziale investita dall’accertamento dell’autorità di vigilanza – ma dovesse piuttosto essere ricondotto nella diversa figura del contratto autonomo di garanzia.

Vari elementi, invero, deponevano nel senso della sua qualificazione come contratto autonomo di garanzia. In particolare, il contenuto dell’art. 7 (ove i garanti prendono atto di essere tenuti a pagare alla Banca quanto dovutole per capitale, interessi, spese, tasse ed ogni altro accessorio, non solo “immediatamente” e “a semplice richiesta scritta”, ma “anche in caso di opposizione del debitore”) e dell’art. 8 (in cui i garanti dichiarano che “la garanzia da me/noi rilasciata è astratta ed autonoma, e che pertanto la sua efficacia prescinde dalla validità ed efficacia de-gli atti generanti le obbligazioni principali, anche nel caso di incapacità e o di irregolarità di poteri delle persone operanti in nome e per conto del debitore principale”).

Ne consegue che, in base al tenore dell’accordo e a prescindere dalla presenza di eventuali clausole “di stile”, quello sottoscritto dalle parti era uno schema di contratto che derogava vistosamente all’ accessorietà della garanzia fideiussoria quale si ricava dagli artt. 1939, 1941 e 1945 c.c.

La riconduzione del contratto in esame nel paradigma del contratto autonomo di garanzia comporta, pertanto, l’impossibilità di giovarsi dell’accertamento della Banca d’Italia, che ha riguardato esclusivamente lo schema contrattuale elaborato dall’ABI per le fideiussioni omnibus, senza investire altre tipologie contrattuali per le quali non è stata accertata l’esistenza di un’intesa anticoncorrenziale tra istituti di credito (nel medesimo senso, anche Trib. Napoli, Sez Spec. Impresa, 16.06.2020 con riferimento ad una ipotesi di sottoscrizione di fideiussioni c.d. specifiche; analogamente, da ultimo, Trib. Bologna, Sez Spec. Impresa, 13.01.2022 n. 64).

Trattandosi dunque di azione stand alone e non follow on, è la parte che assume la nullità del contratto “a valle” a dover allegare e dimostrare tutti gli elementi costitutivi della fattispecie “a monte” da cui deriva l’invalidità negoziale.

Avv. Eleonora Polazzo – avvpolazzo@casaeassociati.it

 

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